#Fango Business
Dicembre 15th, 2015 | Published in Ambiente e Territorio, Cronaca Critica
“Tutti a dire della rabbia del fiume in piena e nessuno della violenza degli argini che lo contengono”
Bertolt Brecht
L’alluvione che ha colpito il territorio Sannita lo scorso 15 ottobre ha lasciato uno strascico di danni notevole: vigneti spazzati via dall’acqua, case sommerse dal fango, terreni sepolti da cumuli di pietre, vie franate e fabbriche inondate; senza ovviamente dimenticare i 3 morti causati dall’alluvione, tra i quali ci teniamo a ricordare soprattutto il giovane operaio di 38 anni, morto mentre riallacciava la corrente a Ponte Valentino, morto perché questo mondo impone di fare lavori rischiosi e poco remunerativi, per campare se stessi e la propria famiglia.
Il settore agricolo e quello industriale hanno subìto il danno economico maggiore, con conseguenti ripercussioni per tutti gli operai e i contadini che lavorano nelle fabbriche e nei terreni beneventani.
Ma non a tutti è andata proprio male.
Meno ripercussioni, infatti, le ha avute qualche astuto imprenditore, che tra iniziative di solidarietà alle proprie casse e geniali intuizioni di marketing, hanno approfittato del momento per creare una sorta di #fangobusiness e fatturare in poche settimane decine di migliaia di euro, mentre molte case dovevano ancora essere liberate dal fango.
Se c’è una cosa che ha funzionato in questi mesi, e che a me personalmente ha fatto venire il vomito, è stata la solidarietà da parte di vips, personaggi illustri e burattini del web alle grandi aziende e ai marchi; più ricorrente e più efficace della solidarietà ai territori colpiti e alle persone che ci vivono.
Lo stesso Stato ha dato priorità al capitalismo, come dimostra quella pompa idrofora difesa dalla polizia in antisommossa il giorno seguente all’alluvione, mentre asciugava lo stabile del supermercato Barletta, prima di ogni abitazione civile.
Hanno ottenuto visibilità, consenso e popolarità anche molti di quei politici che si sono erti a difensori del territorio Sannita, colpito duramente nel suo cuore più produttivo (l’agricoltura), facendosi appunto ottima campagna elettorale per le ormai imminenti elezioni di Maggio.
Lo sciacallaggio politico è arrivato da tutti i settori della politica, da destra a sinistra, fin dalle prime spalate di fango: tra un selfie con la pala in mano e i vestiti sporchi di terra, tra un tweet sul web e un’intervista al giornale, tutti si sono riscoperti amanti del territorio e pronti a fare della salvaguardia di quest’ultimo la propria battaglia politica.
Quando le responsabilità non sono di nessuno, anzi quando è colpa della natura, è facile farsi la bella faccia su questioni ambientali e di difesa del territorio, vero?
Ma quando il territorio è minacciato dall’uomo, quando le responsabilità dei danni sono di determinati individui, tutta questa umanità sparisce e l’ipocrisia svela il suo volto.
Discariche, legali, abusive, costruite ad hoc o spontanee, abusivismo edilizio, pale eoliche che divorano porzioni sempre più estese di territori, cavi, cavetti e cavoni di linee elettriche che squarciano i cieli e inondano i campi e i cervelli di chi ci abita sotto radiazioni malevole, fiumi inquinati dagli scarichi di industrie o di chi sa quale altra entità, sono problemi che già esistono, che già mettono a repentaglio la salute della popolazione, la qualità dei prodotti agricoli, la vivibilità del territorio, ma di cui nessuno (o quasi) se ne fotte.
Trivellazioni petrolifere, alta velocità, nuovi elettrodotti sono ulteriori problemi che in un futuro imminente ci riguarderanno, ma per il momento, in cui si possono ancora evitare, nessuno (o quasi) se ne fotte.
Si vuole rilanciare l’agricoltura nei territori colpiti dalla catastrofe naturale, ma nessuno parla di questi progetti che invece viaggiano in direzione opposta: che vuoi coltivare in un campo sotto a una trivella petrolifera, sopra una galleria dell’alta velocità o sotto un mega-traliccio dell’alta tensione?
Cosa cresce in un campo dove le falde acquifere sono inquinate dalle fuoriuscite di petrolio oppure seccate e sepolte dai lavori per l’alta velocità? Cosa cresce in terreni esposti 24h su 24 a radiazioni elettromagnetiche da 380.000 V?
Sono domande che chi dice di amare il proprio territorio non può non farsi, perché, a differenza di un evento eccezionale come la caduta di 165ml d’acqua in una sola notte, queste nocività sono progetti studiati a tavolino, da determinate persone, che sicuramente devasteranno il territorio, con danni che sono già preannunciati.
Se un domani il Sannio sarà un territorio povero, spopolato e inquinato, le responsabilità non saranno certo della natura: le responsabilità saranno di tutti; più di chi ha lucrato sulla devastazione del territorio ovviamente, ma anche e in larga parte di chi non ha mosso un dito per impedirglielo.
Lasciarci trascinare in un discorso di unità per far fronte all’emergenza, vuol dire mettersi al lavoro a fianco di chi questo territorio lo distrugge quotidianamente; corriamo il rischio di appoggiare sulla fiducia l’operato dello Stato e delle Istituzioni, delle aziende e del mercato, quando queste sono le responsabili non naturali della devastazione ambientale che avviene quotidianamente sul nostro territorio.
Tutte le nocività che riguardano le nostre zone sono frutto di una chiara logica autoritaria e mercantile, che tiene conto solo del potere e del profitto e se ne sbatte della salute e del benessere delle popolazioni: sfruttare le risorse di un territorio per alimentare la produzione di merci, estrarre petrolio per alimentare le fabbriche, costruire mega-ferrovie per far viaggiare merci e gente coi soldi, stoccare rifiuti e sversare fanghi tossici per permettere alle fabbriche di produrre ancora e ancora.
Lo stesso spopolamento del territorio sannita, che da anni vede l’emigrazione di migliaia di persone, torna utile allo stato e al capitalismo, che possono così fare i loro porci comodi nella nostra terra, senza il rischio di trovare sul loro percorso la resistenza della popolazione.
Chi ha costruito le discariche (lo Stato, dal governo fino alle amministrazioni comunali, in combutta con la camorra), chi vomita ne fiumi e nei campi materiale tossico (le fabbriche, anche quelle beneventane, in combutta con la camorra), chi vuole mettere le trivelle (i petrolieri e l’ex amministrazione regionale di destra), chi vuole l’alta velocità (il PD, Intesa San Paolo, Eni, Trenitalia, ecc.), chi vuole costruire pale eoliche e elettrodotti ovunque (Vigorito, Terna, ecc.) delle nostre vite e della nostra salute, dell’ambiente e della natura del nostro territorio, nun se ne futtino proprio. Se lo fanno, come in questo caso dell’alluvione, lo fanno solo per lavarsi la faccia e ottenere consenso o clienti. Questi sono i nemici del nostro territorio!
Difendiamo il territorio dunque, ma da questa manica di affaristi e politicanti che pensano solo al proprio tornaconto, partendo dall’impedire con ogni mezzo necessario le future devastazioni che sono in progettazione.
La natura non ci è nemica, il nemico è come al solito questo sistema di devastazione e sfruttamento che ci ostiniamo a supportare con la nostra complice e silenziosa rassegnazione.