Né con l’Isis né con la Nato
Dicembre 15th, 2015 | Published in Cronaca Critica
L’attacco a Parigi firmato Isis dello scorso 13 Novembre ha colto di sorpresa l’opinione pubblica occidentale che, riscopertasi vulnerabile ed indifesa, si appresta in questi giorni ad avallare l’ennesimo intervento militare e l’ennesima coercizione di libertà individuali in difesa della Civiltà contro la Barbarie.
Il progetto del califfato islamista di assoggettare l’intero pianeta, eliminando ogni miscredente che non si sottopone alla shari’a, è certamente un’idea fanatica, frutto di una volontà totalitaria, esattamente come i fascismi che hanno portato a milioni di morti nel secolo scorso: come stato fascista l’ISIS deve essere distrutto e cancellato dalla storia, su questo non ci sono dubbi.
Ma sarebbe troppo semplice considerare l’ISIS come uno stato sorto dal nulla e che può facilmente tornare nel nulla a suon di bombe.
Non è forse la destabilizzazione causata dalla Nato in 14 anni di intervento militare – prima in Iraq, poi Libia e oggi in Siria – ad aver creato le condizioni favorevoli allo sviluppo dello Stato islamista?
E a quale logica rispondono gli interventi militari occidentali, se non alla logica totalitaria di assoggettare paesi stranieri al modello sociale occidentale, al libero mercato, al regime democratico e ai non-valori della società post-industriale?
L’ISIS è nato come una contraddizione in seno al capitalismo globale, infatti gli attentatori di Parigi sono nati e cresciuti in Europa, sono il frutto autentico di questa società civile.
L’ISIS è nato come reazione a quella che in quei paesi arabi è vissuta a tutti gli effetti come un’invasione militare e politica da parte della Nato.
Chiedere ai nostri politici e ai nostri Stati di risolvere la situazione dell’ISIS è chiedere ad un regime totalitario di abbattere un altro regime totalitario, è rendersi complici di migliaia e migliaia di morti civili per permettere ai nostri padroni di conquistare un’altra parte di mondo.
Abbattere l’ISIS è una necessità imprescindibile, ma spetta alle popolazioni della Siria e dell’Iraq, ai kurdi e agli yazidi, a chi vive quei territori e a chi spetta di gestirli, portare avanti questa guerra e riappropriarsi delle proprie zone. Tra l’altro sono proprio i gruppi guerriglieri di queste popolazioni che vivono ogni giorno quello che a Parigi è successo per una sola notte, che stanno riuscendo a far indietreggiare l’ISIS sul campo.
Noi occidentali, massa di mollaccioni, rammolliti dal benessere e inebetiti dalla tecnologia, dovremmo prendere esempio da queste popolazioni e combattere nei nostri territori il nemico totalitario, il regime imperialista, il fanatismo, religioso, fascista o statalista.
Per le popolazioni curde, siriane e iraqene che lottano per la propria libertà e per la propria autodeterminazione, che una volta sconfitto lo stato islamico, saranno sicuramente minacciate dall’ingerenza occidentale, che non può ammettere forme di governo autogestionarie e rivoluzionarie come quelle che hanno sviluppato in questi anni i kurdi nei territori liberati dall’ISIS.
Per noi, per la nostra libertà tutta da conquistare, costantemente minacciata da un sistema economico che ci vuole schiavi del mercato, e dopo gli attentati di venerdì scorso, schiavi anche delle nostre insicurezze.
Mentre ci si sgola ad invocare le bombe sulla Siria e il pugno duro contro i clandestini, le strade si riempiono di telecamere e militari armati, gli Stati varano leggi liberticide che consentono alle forze di polizia di controllarci, spiarci, fermarci e perquisirci come meglio credono.
Tutto questo in cambio di quale sicurezza? Per la sicurezza di continuare a vivere come stavamo facendo? Per la sicurezza di non arrivare a fine mese o di essere licenziato da un momento all’altro? Per la sicurezza di non trovare lavoro? Per la sicurezza di dover cercare a breve un’altra casa? Per la sicurezza di vedere i propri territori sventrati da grandi opere inutili e depredati dall’estrazione di risorse energetiche? Non esiste sicurezza che possa salvarci da attacchi come quelli di Parigi!
Sicuramente ci sarà la sicurezza di essere manganellati e repressi al minimo segno di protesta!
Mentre si invoca la guerra contro i nemici stranieri, gli Stati non perdono tempo per affinare la guerra contro i nemici interni: noi, sfruttati, esclusi e oppressi di questa società civile!
Sabotiamo la guerra fra stati imperialisti. Nessun totalitarismo è meglio dell’altro!
Organizziamoci per combattere la guerra sociale che gli stati e il Capitale muovono nei nostri confronti.
Come sempre contro lo stato, contro la religione, contro il fascismo e contro il capitale.
Per l’anarchia!